La Passione di Cristo (2004) Dvdrip

| 4 aprile 2011 | 0 Comments

Un film di Mel Gibson. Con Jim Caviezel, Maia Morgenstern, Monica Bellucci, Rosalinda Celentano, Claudia Gerini, Sergio Rubini, Mattia Sbragia, Hristo Shopov, Luca Lionello, Christo Jivkov, Sabrina Impacciatore, Francesco De Vito, Toni Bertorelli, Fabio Sartor, Giacinto Ferro, Olek Mincer, Adel Ben Ayed, Luca De Dominicis, Pedro Sarubbi, Chokri Ben Zagdan, Roberto Bestazzoni, Francesco Cabras, Giovanni Capalbio, Matt Patresi, Jarreth Merz,Romuald Klos, Andrea Coppola, Tom Shaker, Giovanni Vettorazzo, Roberto Santi, Federico Pacifici, Maurizio Di Carmine, Danilo Maria Valli, Francesco De Rosa, Arianna Vitolo, Paolo Dos Santos, Valerio Isidori, Abraam Fontana, Nuot Arquint, Vincenzo Monti, Danilo Di Ruzza, Davide Marotta, Luciano Dragone, Francis Dokyi Baffour, Evelina Meghangi, Lucia Stara, Micelle Bonev, Ornella Giusto, Gabriella Barbuti, Rossella Longo, Noemi Marotta, Daniela Poti, Andrea Ivan Refuto, Roberto Visconti, Emilio De Marchi, Lello Giulivo, Abel Jafry, Ivan Gaudiano, Nicola Tagliarelli, Antonello Iacovone, Valerio Esposito, Omar Capalbo, Luciano Federico, Dario D’Ambrosi, Giuseppe Loconsole, Emanuele Gullotto, Lino Salemme, Franco Costanzo, Adel Bakri, Paco Reconti, Lucio Allocca, Sheila Mokhtari, Angelo Di Loreta, Ted Rusoff, Francesco Gabriele - Titolo originale The Passion of the ChristReligioso, durata 126 min. – USA, Italia 2004.

Film impossibile da recensire, in chiave “normale”. Perché non si può non partire da due pregiudizi, quello del credente o quello del non credente. Critici e commentatori normalmente equidistanti e distaccati, molto accreditati, non hanno resistito al sentimento, al coinvolgimento, sì, al pregiudizio. La Passione è stato definito pulp, horror, e via dicendo. Vanno rilevati, prima di tutto, l’attesa e il marketing. In tutta la storia del cinema mai un film ha generato tanta attesa, da Via col ventoBen Hur, da Otto e mezzoSchindler’s List. Un’attesa certamente buona e benemerita, al di là di tutto. Lo si deve a Gesù, personaggio eccezionale, magari divino. Guardato al microscopio della filologia, dei vangeli, della Storia eccetera il film presenta… solo errori: il linguaggio, le omissioni, questi troppo cattivi, quelli troppo buoni, l’eccesso di violenza, i pesi del racconto, la parte di croce orizzontale, la croce intera, i buchi prefabbricati, l’invenzione del diavolo. Trattasi di un vero manifesto di tutte le licenze che può permettersi il cinema. E non vale neppure la (più o meno grande) consapevolezza di Gibson, che è comunque autore tenace e capillare e certamente ha molto ragionato su ciò che doveva fare. Il film va dunque inteso come eccesso di cinema e magari di licenze, e come iperbole generale. Col paradosso degli opposti: troppa filologia di linguaggio – aramaico e latino – troppa semplicità e sproporzione di caratteri – le facce da bestie dei torturatori, di Barabba, la crudeltà di Caifa eccetera -, 90 minuti di torture, 2 minuti di resurrezione. E poi quel simbolo grottesco del tavolino costruito dal falegname Gesù, di perfetto design, che mette in difficoltà anche la Madonna. Dunque iperbole e eccesso di espressione. Però, rispetto all’iconografia tradizionale certamente Caviezel si avvicina molto a quell’immagine. La scena iniziale nel Getsemani, la sagoma di Gesù, il buio, gli ulivi neri, la paura del destino che si compirà, davvero commuove. Chi crede è tenuto a ritenere che quella rappresentazione sia vicina alla verità. Così come cerca di essere verità il linguaggio, l’aramaico e il latino tradotti dai sottotitoli. E i sottotitoli sono, questa volta, una mediazione particolare, sono la metafora di sé stessi. Certo, è sentimento, è suggestione. Non è fede, che deve giungere da altri luoghi, non dalla corteccia, ma dalla profondità cerebrale. E poi il cinema, si sa, non ha lo stomaco per i grandi pronunciamenti. Puoi entrare in sala dubbioso ed uscire credente, magari per un’ora, o per un giorno. Nessuno si convertirà assistendo alla Passione, perché il cinema non converte nessuno. Il film potrà essere acquisito come moda o suggestione però il primo risultato c’è stato, quello dell’attesa, dell’evento e, appunto, del promemoria. La violenza, la sofferenza, il sangue, iperrealisti, esasperati, ne sono il valore aggiunto. In venti secoli di tradizione, di memorie, di omelie reiterate, forse l’istantanea della sofferenza di Gesù è diventata abitudine, è stata dimenticata e azzerata. Gibson ce la ripropone con un supplemento di shock. Un promemoria che può servire. In questo momento storico, dove la nostra cultura occidentale, e la nostra religione, sono taciturne, sconcertate e aggredite, è bene ricordare che anche dalle nostre parti c’è una mistica forte e c’è la fede, se vuoi interessarti a lei.

 

 

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Category: Biografico / Documentario

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